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Il piano di lotta alla varroa nel 2010 in Friuli Venezia Giulia

Moreno Greatti, Giorgio Della Vedova
Laboratorio Apistico Regionale

Se nel 2008 il temporaneo riutilizzo dell’Apistan (comunque associato con prodotti a base di timolo) aveva consentito l’esecuzione di un efficace piano di controllo della varroa, nel 2009, con i soli acaricidi a base di timolo, ottenere effetti soddisfacenti e duraturi nei confronti del parassita è risultato quasi sempre difficoltoso. Di sovente non sono bastati due mesi continui di trattamento con i timoli evaporanti per risanare gli alveari e già da settembre, in numerosi apiari, elevate popolazioni di varroa e infezioni virali indotte dal parassita hanno provocato forti indebolimenti delle colonie, con gravi mortalità di api adulte. Molto spesso gli alveari risanati si sono reinfestati pesantemente e le colonie sopravvissute al trattamento di lunga durata sono state invernate su pochi favi, risultando successivamente più vulnerabili alle basse temperature.

Modalità di lotta
Per il 2010, nonostante le vistose difficoltà emerse non solo in regione, ma anche nel resto della penisola, non sono previste, almeno fino ad oggi, “novità” relativamente ai prodotti da impiegare nel controllo della varroa; infatti, le sostanze autorizzate all’uso apistico rimangono l’Api Life Var, l’Apiguard, l’Apivar e l’Apistan . Nel caso dell’Apivar e dell’Apistan va sottolineato che in Friuli Venezia Giulia sono diffuse popolazioni di varroa resistenti alle sostanze attive contenute nei formulati; pertanto l’applicazione dei due prodotti è sconsigliata allo scopo di favorire la regressione delle popolazioni di acari resistenti.
La mancanza di prodotti acaricidi “di sicuro effetto” potrebbe avere nel 2010 conseguenze gravi per l’apicoltura regionale; è per questo motivo che i trattamenti acaricidi non devono essere considerati come l’unico mezzo di lotta al parassita e l’applicazione di opportuni interventi di tecnica apistica possono consentire di ridurre l’impatto che la varroasi provoca sulle colonie. Oltre all’asportazione della covata maschile infestata mediante il favo trappola, alla sostituzione dei favi con molte celle fucaiole e al ricambio delle regine vecchie, tecniche utili, per motivi diversi, risultano la formazione di sciami artificiali e il blocco della covata.
La formazione di sciami artificiali, oltre a consentire la costituzione di famiglie da utilizzare per il mantenimento del patrimonio apistico, riduce il numero di varroe presenti nelle colonie madri e può dare la possibilità, una volta sfarfallata tutta la covata opercolata presente, di trattare efficacemente le api dello sciame con un acaricida di rapida azione (per esempio l’acido ossalico ).
Il blocco di covata è una tecnica attuabile anche nei casi di alte infestazioni che si manifestano in anticipo nella stagione. Consiste nell’ingabbiare temporaneamente la regina su di un favo (la regina va confinata in una apposita gabbia per circa 20 giorni) e di conseguenza provocare un’interruzione di presenza di covata. Lo scopo è quello di trattare una volta sfarfallata tutta la covata, riuscendo così a colpire tutte le varroe della colonia che inevitabilmente vengono a trovarsi solo sulle api adulte. Anche in questo caso l’acaricida da utilizzare deve essere dotato di rapida azione.

Quando trattare
Come negli anni passati la somministrazione degli acaricidi si articola in due interventi: quello estivo di lunga durata effettuato in presenza di covata e quello autunno-invernale, in condizioni di assenza di covata, eseguito con una sostanza diversa che abbia un rapido e sicuro effetto; quest’ultimo è un intervento essenziale qualunque sia il prodotto utilizzato in precedenza. Fra i pochi prodotti autorizzati, quello consigliato come trattamento estivo è l’Api Life Var (a base principalmente di timolo), mentre per il trattamento di fine autunno l’acido ossalico. L’esecuzione dei trattamenti acaricidi deve avvenire contemporaneamente su tutte le colonie di un apiario, sciami e nuclei compresi.
Oltre all’efficacia non esaustiva dell’acaricida, un’azione di lotta può essere condizionata negativamente anche dagli interventi eseguiti con ritardo (bastano solo pochi giorni) e con condizioni meteorologiche non opportune, dalla mancanza di alimento durante il trattamento estivo e da eventuali reinfestazioni.
Nell’ultima decade di luglio, verificata l’assenza di importazione di nettare o di melate, bisogna subito rimuovere i melari, effettuare il trattamento di lunga durata e nutrire abbondantemente le colonie affinché la regina riprenda a ovideporre. È indispensabile che vengano prodotte api sviluppatesi da pupe non parassitate.
Se nelle famiglie si manifestano anzitempo (giugno-inizio luglio) sintomi indicanti elevate infestazioni di varroa (per esempio: api con ali deformi, covata disomogenea, numerose varroe sulle api adulte, indebolimento della colonia) è necessario rimuovere tempestivamente i melari (se presenti), asportare tutta la covata opercolata, effettuare un trattamento con un acaricida dotato di rapida azione (per esempio l’acido ossalico) e nutrire la colonia; questo “intervento di soccorso” non sostituisce il successivo intervento di lunga durata.
Molto utili possono risultare le stime periodiche che quantificano l’infestazione degli alveari, in particolare la verifica della caduta naturale di varroe. Tale verifica si esegue conteggiando le varroe cadute nel cassetto estraibile e andrebbe effettuata periodicamente durante tutto l’anno (ogni 3-4 settimane); questo accertamento diventa molto importante a partire da fine maggio-inizio giugno. Considerata la variabilità che può esserci di giorno in giorno nella caduta naturale di varroe, il dato di caduta giornaliero deve essere un valore medio e risultare da un monitoraggio effettuato per un periodo di una settimana. In linea di massima, ad un aumento del numero di varroe cadute naturalmente nel cassetto equivale un incremento dell’infestazione. A ogni acaro caduto naturalmente in un giorno corrisponde un’infestazione di circa 120-150 acari; con valori medi di caduta di circa 10 varroe al giorno (1200-1500 varroe totali), l’infestazione in un paio di settimane diventa molto elevata e può causare seri danni alla colonia.

I prodotti utilizzabili
Eventuale trattamento estivo anticipato

Apiguard (s. a.: timolo)

Nelle condizioni della nostra regione il prodotto agisce bene ed è efficace con temperature elevate (>30°C); per questo motivo un suo impiego è consigliato preferibilmente per trattamenti estivi anticipati (da giugno fino alla prima decade di agosto) resisi necessari a causa di una elevata infestazione di varroa. Il suo uso non esclude comunque il successivo intervento con Api Life Var.
Il trattamento prevede l’inserimento all’interno degli alveari di una prima vaschetta di Apiguard (1° intervento) che va collocata aperta sopra i telai da nido. La vaschetta, una volta ripulita del contenuto dalle api (in genere dopo 12-15 giorni dall’introduzione), deve essere sostituita con una nuova (2° intervento). Per eseguire correttamente il trattamento con Apiguard, è necessario creare uno spazio idoneo al contenimento della vaschetta capovolgendo il coprifavo; quest’ultimo, quindi, deve essere in un pezzo unico e deve possedere una cornice, sui quattro lati, alta almeno tre centimetri.

Trattamento estivo

Api Life Var (ss. aa.: timolo, eucaliptolo, mentolo, canfora)

Il trattamento si esegue al momento dell’asportazione dei melari, con temperature comprese tra 16°C e 30°C (da fine luglio-inizio agosto in poi, a seconda delle diverse zone). L’Api Life Var con temperature elevate (>28-30°C per alcune ore) è spesso mal sopportato dalle api.
Se alla data di inizio e durante il trattamento la temperatura massima è inferiore a 30°C, è necessario inserire una prima tavoletta di Api Life Var (1° intervento); la diffusione dei vapori può essere migliorata spezzando la tavoletta fino ad ottenere quattro parti che vengono posizionate separate sopra i telai da nido. Dopo 12-14 giorni dall’inserimento, si asportano i pezzi di tavoletta rimasti e si colloca una seconda tavoletta con le stesse modalità della prima (2° intervento). Considerati l’efficacia non sempre soddisfacente del prodotto e i frequenti fenomeni di reifestazione, se le temperature lo consentono, è consigliabile effettuare una terza somministrazione, inserendo una tavoletta intera a due settimane dall’introduzione della seconda con le modalità sopra descritte (3° intervento).
Nei trattamenti effettuati in periodi in cui la temperatura massima può rimanere per diverse ore superiore a 30°C, per ridurre i danni alle api e alla covata, è preferibile inserire sopra i telai da nido mezza tavoletta di Api Life Var (che può essere spezzata in due parti). Essa va sostituita dopo 8 giorni con la seconda mezza tavoletta (se la temperatura rimane elevata) che deve rimanere nell’alveare per 8 giorni, oppure con una tavoletta intera che rimane per 12-14 giorni (se la temperatura si abbassa); in seguito si inserisce una tavoletta intera per ulteriori 12-14 giorni.

Apivar (s. a.: amitraz)

L’Apivar può essere utilizzato dagli apicoltori che non ne hanno fatto uso nei cinque anni precedenti. L’intervento si esegue al momento dell’asportazione definitiva dei melari. Il trattamento prevede l’inserimento all’interno degli alveari di due strisce di Apivar che vanno collocate negli spazi compresi fra terzo e quarto e fra settimo e ottavo favo; nel caso di nuclei fino a 5 favi la dose va dimezzata (una striscia per colonia). Per aumentare l’efficacia del trattamento, a partire dalla fine della seconda settimana di applicazione dell’Apivar deve essere utilizzato in contemporanea anche l’Api Life Var (trattamento completo con due tavolette intere).
Una tecnica apistica razionale durante il periodo di trattamento, che preveda un eventuale intervento dell’apicoltore per spostare le strisce affinché siano sempre a contatto con le api, può migliorare ulteriormente l’efficacia del prodotto. Le strisce devono essere lasciate nell’alveare per il periodo indicato nella confezione dalla ditta produttrice.

Apistan (s. a.: fluvalinate)

L’Apistan può essere utilizzato dagli apicoltori che non ne hanno fatto uso nei cinque anni precedenti. Il trattamento si esegue al momento dell’asportazione definitiva dei melari e a partire dalla fine della seconda settimana di applicazione deve essere utilizzato in contemporanea anche l’Api Life Var (trattamento completo con due tavolette intere). Il trattamento prevede l’inserimento all’interno degli alveari di due strisce di Apistan che vanno collocate negli spazi compresi fra terzo e quarto e fra settimo e ottavo favo; nel caso di nuclei fino a 5 favi la dose va dimezzata (una striscia per colonia). Le strisce devono essere rimosse dopo 8-10 settimane dall’introduzione.
L’Apistan agisce meglio con temperature dell’aria superiori a 15°C; con queste condizioni le api, essendo più attive, vengono frequentemente in contatto con le strisce e distribuiscono una maggiore quantità di acaricida nell’alveare. Al contrario, nelle ore notturne e quando le api formano il glomere, la caduta degli acari è tanto più bassa quanto minore è l’attività delle api. Anche per questo motivo è sconsigliato, in quanto inefficace, protrarre l’intervento nel tardo autunno oppure lasciare le strisce all’interno dell’alveare durante l’inverno.
Come nel caso dell’Apivar, lo spostamento delle strisce per mantenerle sempre a contatto con le api può migliorare l’efficacia del prodotto.

Trattamento autunnale

Acido ossalico

L’acido ossalico è molto efficace, ma possiede un’azione di breve periodo e quindi si presta per trattamenti effettuati alla fine dell’autunno (nelle nostre zone dalla seconda decade di novembre fino alla fine di dicembre, prima in aree montane, più tardi in pianura), in condizioni di assenza di covata opercolata e con tutte le varroe trasferitesi sulle api adulte. L’acido ossalico può essere somministrato mediante gocciolamento o sublimazione.

Acido ossalico gocciolato

Nella distribuzione mediante gocciolamento, se il trattamento non viene eseguito con le giuste modalità, l’acaricida può provocare morìe di api; pertanto, per limitare i danni, è preferibile eseguire l’intervento nella tarda mattinata di giornate soleggiate e non troppo fredde (>8°C) con la giusta concentrazione e quantità di prodotto.
Per la somministrazione si sciolgono 100 grammi di acido ossalico in una soluzione composta da 1 litro di acqua distillata e 1 chilogrammo di zucchero. La dose distribuita in una colonia deve essere proporzionale al numero di favi occupati dalle api. Mediante siringa vengono gocciolati 5 cc di soluzione medicata in ogni spazio fra i favi occupati dalle api, fino a un massimo di 50 cc di soluzione in alveari con 10 favi coperti.
Durante la stagione autunno-invernale è consigliato effettuare un unico intervento con acido ossalico gocciolato per evitare danni alle api.

Acido ossalico sublimato

In questi ultimi anni viene sempre più utilizzata questa metodologia di applicazione che consente di ottenere un’efficacia molto elevata senza arrecare danni alle api.
L’acido ossalico va collocato in un apposito erogatore costituito da uno scodellino, riscaldato mediante una batteria (anche di automobile), che viene introdotto completamente nell’alveare attraverso la porticina. Grazie alle temperature elevate raggiunte dallo scodellino, l’acido ossalico sublima fino a formare un “vapore”, che riveste le api e tutte le superfici con uno strato sottilissimo di cristalli di sostanza attiva che risultano letali per la varroa. Nel sistema tradizionale (con erogatore “Varrox”) si utilizzano 2-3 g di acido ossalico diidrato per colonia. La temperatura esterna durante il trattamento deve essere superiore a 3-4°C; inoltre, è necessario chiudere ermeticamente l’apertura di volo e il fondo dell’arnia durante il trattamento (2-4 minuti) e per i successivi 15-20 minuti. Poiché non arreca danni alle api, durante la stagione autunno-invernale è possibile effettuare con l’acido ossalico sublimato più di un intervento.
Va ricordato che l’acido ossalico è una sostanza nociva alla salute; utilizzando quest’ultima modalità di somministrazione è obbligatorio l’uso di occhiali, maschera con filtri adeguati e guanti.


Qualora fossero autorizzati provvisoriamente nuovi formulati acaricidi, sarà cura del LAR e dei Consorzi Apistici Provinciali fornire agli apicoltori tutte le informazioni necessarie per la corretta esecuzione dei trattamenti.

L’acido ossalico necessita per l’acquisto di ricetta veterinaria. Inoltre i trattamenti devono essere registrati nel “Registro dei trattamenti terapeutici di animali destinati alla produzione di alimenti” (Art. 15, D.Lgs 158/2006 e Art. 79, D.Lgs 193/2006).

L’Apivar necessita per l’acquisto di ricetta veterinaria. Inoltre i trattamenti devono essere registrati nel “Registro dei trattamenti terapeutici di animali destinati alla produzione di alimenti” (Art. 15, D.Lgs 158/2006 e Art. 79, D.Lgs 193/2006).